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Fu
inaugurata nel 1590 con bolla di Sisto V che la elevò a collegiata
insigne ed il cui stemma domina la l facciata vicino a quello del cardinale
Evangelista Pallotta. Il campanile cuspidato (altezza m. 41) è
opera dell'architetto Compagnoni Floriani. La facciata si eleva su due
piani nettamente separati. Nel piano inferiore si notano l'ampia apertura
della porta, sormontata da un timpano arrotondato, e due nicchie per lato.
Il piano superiore ripete la parte centrale con un finestrone in mezzo
e due nicchie ai lati. Il leggero rilievo delle lesene e quello più
profondo delle nicchie costruiscono un morbido gioco di luci ed ombre.
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tabernacolo |
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Iniziando
la visita da destra, nel primo altare si trova un crocifisso ligneo mentre
ai lati del secondo, nella cappella successiva, sono collocate due statuette
lignee di San Sebastiano e San Luca (sec. XVI). Nella terza cappella è
esposta la tela di Andrea De Magistris (olio su tela di m. 1,50 x 2,10)
firmata e datata 1537; raffigura la Madonna del Carmelo con Bambino, tra
angeli e santi; l'opera è varia nei colori e intensa nella sostanza
mistica. Nelle pareti laterali del presbiterio si impongono per grandezza
e qualità le due copie marattesche della Vergine di Foligno del
Raffaello e della Crocifissione del Reni.
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L'altare
maggiore in pietra orientale, è sormontato ai lati da due colonne
scanalate con capitello corinzio che, secondo la tradizione, sarebbero
state portate a Roma dal Tempio di Gerusalemme e quindi fatte trasportare
a Caldarola dal cardinale Pallotta. Tra le due colonne è la tela
comunemente chiamata «La Messa di San Martino». Rappresenta
una composizione complessa, tra storia, fantasia e scene collaterali.
L'unità è data dalla figura del cardinale committente Evangelista
Pallotta, nell'angolo basso a destra, o dal celebrante chinato sulla mensa.
I fedeli nell'angolo sinistro sono sorpresi. Il Santo è presente
due volte: in basso a sinistra in abiti vescovili, assiste; in alto sopra
le nubi, tra un'esplosione di angeli, viene accolto dall'Eterno tra canti,
suoni, luci. Colori, prospettiva, senso dello spazio, unità della
rappresentazione hanno fatto pensare al Greco.
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battistero
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La
tela inserisce il pittore caldarolese nel quadro dell'arte italiana ed
europea. Scrive Pietro Zampetti «. .. nella Messa di San Martino,
Simone opera una profonda inversione rispetto alla cultura rinascimentale...;
la composizione prende l'avvio da un primo piano ribassato e poi procede
per immagini sovrapposte, come in un mosaico bizantino ». Nella
prima cappella di sinistra si trova il Battistero, ottimo lavoro in pietra
gessara locale. Nella seconda, protetto da una monumentale inferriata
del XVIII secolo, è collocato un pregevole tabernacolo dorato con
angeli e santi, del 1600; il lavoro è attribuito a Desiderio Bonfini
di Montalto Marche.
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Simone De Magistris - La messa di San Martino |
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Nella terza cappella, la tela rappresentante San Michele Arcangelo, è di autore ignoto. Ai lati dell'ingresso due tele: Sant'Anna (a sinistra) ed il Beato Francesco Piani(a destra) in venerazione, con raffigurato il paese di Caldarola. Nella sagrestia si può ammirare la tela di Durante Nobili dipinta a soli 17 anni nel 1535. Raffigura la Vergine tra i santi Cosma e Damiano. L'influenza, anzi la presenza del Lotto è tanto palese in questo lavoro, da far pensare, ancor più che ad una collaborazione, ad un vero e proprio quadro nato con la partecipazione diretta del maestro, che nel 1535 si trovava nelle Marche. |