Pievefavera
 

Pievefavera si trova su di uno sperone roccioso orientato in direzione nord-sud e proteso sulla valle del Chienti. Tutti gli edifici sono costruiti con blocchi di roccia marnosa che danno al paese una sua caratteristica fisionomia. Il toponimo e composto da " Pieve " e " Favera ". Il termine " pieve " deriva dalla parola " plebs " che indicava, nei primi anni del cristianesimo, il popolo di Dio: cioè' coloro che avevano il dono della fede ed avevano ricevuto il battesimo; con il tempo, si estese all'edificio ed al territorio di pertinenza dove era stanziata la prima pieve; il termine " Faveria " si collega all'insediamento romano ed al possidente da cui prese il nome. Il primitivo insediamento era situato più' in basso ed era sorto quale " mansio " o " statio". La vicenda di Pievefavera si suppone inizi in epoca romana.

 

Veduta dall'alto di Pievefavera

 
Con la caduta dell'Impero Romano e le invasioni barbariche subì' il destino di tutti i piccoli insediamenti romani. Furono i Benedettini a bonificare il territorio attorno a Pievefavera ma non si conoscono le ragioni dello spostamento di " Faveria " dalla valle allo sperone sovrastante. Le prime notizie di una pieve a Faveria si hanno con un documento del 1170 con cui Pietro Offoni passa in proprietà' alcuni terreni all'abbazia di Fiastra: il documento e' firmato anche dal priore Pietro " plebanus de Favero "
 
 
 
Nel 1263 i Varano ottennero il diritto di giurisdizione ecclesiastica e civile sul " castrum plebis de Faveria " e lo mantennero fino al Concilio di Trento con una breve interruzione dal 1434 al 1443. Le vicende di questo periodo documentano l'importanza della pievania; infatti la pieve risultava un'ottima fortificazione con una torre di avvistamento (come si può' desumere dal testamento di Gentile II da Varano - anno 1350); di maggior rilevanza e' che il suo territorio garantisse parte dei confini a sud-est dei Varano ed inoltre le ricche rendite provenienti alla pieve dalle decime e dalle risorse agricole della piana di Caldarola, appartenenti ad essa.
     
 
L'urbanistica

 
 
Pievefavera e' un borgo medievale sorto per trasferimento degli abitanti dell'antica località' romana posta più' in basso. Si dispone a semiavvolgimento secondo uno schema a lisca di pesce e si estende lungo il pendio degradante verso la valle del Chienti ed il sottostante lago. La rete stradale interna segue la natura del terreno. Si individuano tre tracciati di fortificazioni .Il primo e' costituito dalle opere di incastellamento dell'organismo plebale. Il secondo e' individuabile ne]le mura appartenenti al blocco edilizio dove nel 700 si e' addossata una fontana. Il terzo e' quello che delimita il centro antico costituito da un torrione poligonale a nord uno esagonale a sud e cinque torri quadrangolari. I tracciati presentano tre portali a sesto acuto. La chiesa eretta nel XII secolo e' stata molto rimaneggiata; la facciata presenta un portale a tutto sesto con trabeazione esterna e decorazioni altomedievali. L' interno di gusto barocco ma rimaneggiato nel secolo scorso si presenta a sala unica con quattro cappelle laterali ed un imponente altare centrale. Dell' antico impianto rimane solo l'abside dietro l'altare centrale. Opera pregevole e' il San Sebastiano ligneo cinquecentesco .Nella conca battesimale fu battezzato il Beato Francesco Piani. La canonica e' accostata alla chiesa seguendo l'andamento del terreno e formando cosi' il sagrato di forma triangolare.

Campanile della chiesa di Pievefavera

 
 
 
Alla fine del XIII secolo e' stata costruita la zona che circonda il sagrato mentre il fabbricato adiacente la chiesa risale al XIV sec. Il sagrato era il punto focale della pievania; in esso si svolgevano le riunioni popolari le assemblee il mercato e le più' importanti funzioni religiose Attualmente sul sagrato sono riportati alcuni reperti archeologici in modo da costituire un " antiquarium " all'aperto. Il palazzo signorile (" palatium ") si presenta come una dimora fortificata con ampi saloni e due torri una esagonale ed una quadrata. Qui nel 1745 Alessandro Verri ospite della Marchesa Sparapani del Drago scrisse " Le notti romane ".Presso la fontana a ridosso della seconda cerchia muraria si affaccia la casa che la tradizione vuole essere quella di Varino Favorino.